Avis

Annuncio Pubblicitario

LA CARENZA DI SANGUE NEI MESI ESTIVI: intervista al Vice Presidente Nazionale Avis Dott. G. Briola PDF Stampa E-mail

Negli ospedali italiani manca sangue e servirebbero circa duemila sacche in più alla settimana”. È di pochi giorni fa questa dichiarazione di Giuliano Grazzini, direttore generale del Centro nazionale sangue dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo i dati comunicati, la crisi riguarda anche regioni come Emilia Romagna, Toscana e Friuli Venezia Giulia, che in passato erano pilastri del sistema italiano della raccolta di sangue.

1) Vice presidente, secondo Lei quali sono le cause di questa carenza? È opportuno parlare di vera e propria emergenza?Credo non serva accampare esagerati timori, la situazione richiede impegno da parte di tutti: Associazioni, donatori e medici trasfusionisti. Siamo a una soglia di attenzione e non di emergenza: duemila sacche alla settimana sono una quantità non impossibile, se commisurate agli sforzi della nostra quotidianità. Ogni anno in estate si sottolinea tale difficoltà, ma in questo periodo ulteriori fattori hanno contribuito a rendere il problema più preoccupante.Consideri che questa crisi viene rilevata a fronte di un aumento di donatori e donazioni. Le cause principali sono da ricercare, a mio avviso, nell'aumento costante dei consumi e in particolare nelle Regioni storicamente a maggior produzione, che lavorano ormai al limite e non riescono ad esportare le sacche raccolte. Questo acuisce ancora di più il problema e lo rende evidente su tutto il territorio nazionale, soprattutto se si sommano imprevedibili emergenze ospedaliere.  Del resto, l’elevato numero di patologie croniche e di malattie tumorali, fortunatamente oggi aggredibili e curabili, oltre all’aumento dell'età media e delle potenzialità chirurgiche, contribuiranno ad incrementare sempre di più il fabbisogno di sacche. L'emigrazione sanitaria dalle regioni del Sud ai grandi centri di alta specializzazione è in aumento e la riorganizzazione ospedaliera ha ampliato la rete di questa offerta, concentrandone la presenza in determinati territori. 2)  Le informazioni riportate dai quotidiani parlano di una situazione più critica del previsto. Può confermare tale notizia? Per quanto riportato nella precedente analisi, direi di sì.  Le scorte si sono ridotte, mentre non si registra un calo delle attività cliniche e chirurgiche. Pertanto, è necessario uno sforzo straordinario per affrontare tale inedita condizione. Bisogna sollecitare i donatori al loro impegno e il Sistema trasfusionale deve rendersi disponibile soprattutto nelle aree cronicamente carenti.   3) L’insufficienza riguarda soprattutto i gruppi 0 positivo e negativo, ma anche A e B. Può spiegarci perchè questi gruppi sanguigni scarseggiano maggiormente?I gruppi 0 sono i più frequenti tra la popolazione generale e soprattutto lo 0 negativo, che rappresenta la scorta da conservare per le  emergenze. Pertanto, se i consumi aumentano, le scorte vanno  garantite a salvaguardia dell'intero sistema.  Quanto al gruppo B, da noi poco incidente, se ne riscontra un aumento in relazione alla presenza di cittadini extracomunitari. Nostra abitudine era quella  di indirizzare i donatori B alla plasmaferesi, ma converrà rivedere questa indicazione.     4) Come si può porre rimedio al problema della carenza di sangue nei mesi estivi? Quale ruolo possono ricoprire le comunità di immigrati che, tradizionalmente, non abbandonano in massa le città in questo periodo di esodo e vacanza?La donazione degli extracomunitari è un problema complesso e credo non vada affrontato con l'idea di risolvere l'autosufficienza. Darà gli eventuali frutti nel medio termine, con le comunità stabilizzate e i cittadini integrati. Guardo con interesse a questa realtà, ma immagino la donazione come uno strumento di integrazione sociale e comunitaria che offra l'opportunità, nel breve periodo, di poter avere sangue di  “gruppo raro”. Del resto, i numeri sono limitati e creare la cultura della “donazione periodica” non è una strategia per l'emergenza.5) Quale ruolo devono svolgere le Associazioni di volontari all’interno della Consulta tecnica e del Centro Nazionale Sangue per fronteggiare tali momenti di crisi? La Consulta e in particolare il Centro Nazionale Sangue, con il contributo e le esortazioni degli associativi, hanno già sottolineato l'esigenza di affrontare strutturalmente tale criticità e l'approvazione del Piano dell'autosufficienza da parte della Conferenza delle Regioni va in questa direzione. Ora è opportuno dare attuazione a tale impegno ed è necessario che le Regioni e le aziende ospedaliere mettano a disposizione risorse e personale per aumentare la raccolta. Le Associazioni dei donatori sono ora chiamate a sollecitare sul territorio tale applicazione. Nell'immediato è possibile intervenire per favorire la compensazione, facilitare le comunicazioni e promuovere campagne di sensibilizzazione alla donazione  attraverso i media, lavorando in sinergia con le  associazioni.Se mi consente un auspicio, speriamo che almeno le zanzare riposino, per quest'estate, tranquille in villeggiatura!