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S.O.S EMERGENZA TRASFUSIONI: In Italia manca il sangue PDF Stampa E-mail
Interventi chirurgici programmati che saltano, associazioni mobilitate per sensibilizzare i donatori, lettere di Regioni in crisi che chiedono aiuto. Negli ospedali italiani manca sangue.
"Ci servirebbero circa 2000 sacche in più alla settimana per stare tranquilli - dice Giuliano Grazzini, direttore generale del Centro nazionale sangue dell'Istituto superiore di sanità - Purtroppo in questo periodo molte realtà sono in difficoltà, e tra queste anche regioni che in passato erano pilastri del sistema". Il riferimento è soprattutto all'Emilia Romagna e alla Toscana. La prima per il 2008 aveva stimato una crescita della raccolta del 3,6% e invece segna un calo dello 0,4. Non è più in grado di aiutare chi è senza sangue. La seconda da due settimane vive una crisi difficile, mai affrontata prima. Tre giorni fa dal servizio di medicina trasfusionale del policlinico fiorentino di Careggi è partita una lettera in cui si invitano i medici "a rimandare, nell'interesse dei pazienti, tutte le attività chirurgiche che non siano gravi e assolutamente inderogabili emergenze". Il problema riguarda soprattutto i gruppi 0 positivo e negativo ma anche A e B non vanno bene. E ieri mattina dalla Regione è arrivata via mail a tutte le associazioni toscane che si occupano di donazione la segnalazione di "una gravissima carenza di emazie di gruppo 0 e A positivo e negativo". Il problema è che alle mancanze interne in questo momento non si può far fronte chiedendo come avviene di solito aiuto ad altre Regioni. "Prendiamo l'Emilia - prosegue Grazzini - Per anni ha sostenuto chi era in difficoltà grazie alla sua ottima organizzazione di raccolta. Adesso soffrono anche loro. Qualche giorno fa ha avuto addirittura problemi con le attività il policlinico Sant'Orsola di Bologna". Ma le spine in questo campo riguardano anche altre realtà. "Marche e Abruzzo non attraversano un periodo facile, pure in Lombardia ci sono state difficoltà, soprattutto al Niguarda di Milano, dove la complessità dell'attività richiede molto sangue - dice sempre Grazzini - E poi ovviamente c'è il Lazio, storicamente non autosufficiente e ora in crisi ancora più nera perché non trova abbastanza aiuto altrove. Con un migliaio di unità di sangue a settimana in più già potremmo un po' respirare, il doppio ci permetterebbe di essere sereni".

Si tratta di un piccolo aumento percentuale sulle circa 46 mila unità donate adesso settimanalmente ma permetterebbe al sistema sanitario di non perdere qualche pezzo. Per un intervento chirurgico si utilizzano, a seconda della complessità, da 2 a 10 sacche, in casi eccezionali anche venti. L'aumento auspicato da Grazzini permetterebbe così di non rimandare alcune centinaia di interventi programmati in tutta Italia. "Voglio tranquillizzare i cittadini - dice sempre il direttore generale - Di sangue per le operazioni di emergenza ce n'è, quelle non saltano".
Intanto nei prossimi giorni all'Istituto superiore di sanità è convocata una riunione urgente. "Ho chiamato le grandi associazioni, Avis, Fratres, Fidas e Croce Rossa per organizzare una campagna di comunicazione che rilanci la donazione. Nel nostro paese oggi ogni donatore dona in media 1,6 volte all'anno. Bisogna alzare quel dato e riportarlo almeno a 2, come in altri paesi europei".
Ma perché si dona meno? Alla Fratres toscana ritengono si tratti anche di un problema sociale: "Influisce il clima generale di insicurezza, anche economica, che stiamo vivendo - dice il presidente regionale Francesco Scarano - Chi deve pensare al mutuo che cresce e alla busta paga che scende è meno portato a donare, anche il sangue".

 Fonte: La Repubblica (
9 luglio 2008)